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Parco Nazionale del Gran Paradiso

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Istituito nel 1922, il parco Nazionale del Gran Paradiso è il più antico Parco nazionale italiano assieme al Parco nazionale d’Abruzzo, nato pochi mesi dopo. Si trova a cavallo delle regioni Valle d’Aosta e Piemonte ed è gestito dall’Ente Parco Nazionale Gran Paradiso, con sede a Torino.
Dal lato francese confina con il Parco nazionale della Vanoise. Si estende per una superficie di 71.043,79 ettari, su un terreno prevalentemente montuoso, in un paesaggio agrario che a sua volta si unisce agli elementi artistici e religiosi, alle usanze e tradizioni popolari, alle diverse attività ancora oggi praticate. Vi si trovano infatti incisioni rupestri, strade e ponti di origine romana, chiese e castelli medievali, case e sentieri reali di caccia, costruzioni militari e le tipiche case alpine: edifici in pietra con la stalla al piano terreno, l’abitazione al primo piano e al di sopra il fienile.

Ogni stagione dell’anno offre scenari diversi. Da metà giugno a metà luglio la fioritura è al culmine ed è consigliabile visitare il Giardino botanico alpino Paradisia, a Valnontey, frazione di Cogne (vedere scheda), nel quale sono presenti specie montane e alpine. In autunno i boschi si colorano, mentre per i camosci inizia il periodo degli amori. In inverno il territorio innevato si presta alle passeggiate con racchette da neve e sci da fondo e d’alpinismo, con la possibilità di avvistare animali.

Il Parco offre innumerevoli proposte di soggiorno sportive, escursionistiche, ricreative e culturali, di benessere e relax.

LA FAUNA

Nota presenza del parco sono gli stambecchi, oggi non ancora estinti grazie al decreto emanato dai Savoia nel 1821 per la loro protezione e all’istituzione del parco nazionale.
Altra tappa è il Parc Animalier di Introd caratteristico per la fauna del parco: camosci, stambecchi, rapaci, marmotte e tanti altri. Da visitare all’interno, i due laghetti che ospitano trote e salmerini.

LA VEGETAZIONE

Il Parco nazionale Gran Paradiso protegge un’area caratterizzata da un ambiente di tipo prevalentemente alpino. Le montagne del gruppo sono state in passato incise e modellate da grandi ghiacciai e dai torrenti fino a creare le attuali vallate. Nei boschi del fondovalle gli alberi più frequenti sono i larici (Larix decidua), misti agli abeti rossi (Picea abies), pini cembri (Pinus cembra) e più raramente all’abete bianco (Abies alba).

A mano a mano che si sale lungo i versanti gli alberi lasciano lo spazio ai vasti pascoli alpini, ricchi di fiori nella tarda primavera. Salendo ancora e fino ai 4061 metri del Gran Paradiso sono le rocce e i ghiacciai che caratterizzano il paesaggio. Il parco permette infatti di scoprire ambienti naturali diversi, di grande valenza botanica e paesaggistica.

GLI AMBIENTI ACQUATICI

Sul territorio del Parco sono presenti in ridotte estensioni, in alcuni casi addirittura puntiformi, acqua calme, quali laghi e gli stagni, e le acque correnti quali fiumi, torrenti, ruscelli e fossi, abitati da piante altamente specializzate, che richiedono terreno impregnato d’acqua, o per lo meno ricco di umidità.

GLI AMBIENTI UMIDI

Sono considerati tali paludi e torbiere, sorgenti, le rupi umide e le praterie umide.
Molto diffusi nel Parco, soprattutto sopra il limite della vegetazione dei boschi e dei pascoli alpini, sono caratterizzati dalla presenza costante di roccia e detrito in superficie, con conseguente riduzione dello strato di terreno.

Nelle torbiere e paludi vivono in prevalenza Graminacee, giunchi e carici, orchidee e piccole piante “carnivore” come la pinguicola e la drosera.

I più diffusi sono i detriti di origine scistosa, caratterizzati da materiale fine, relativamente umido e perciò assai favorevole alla vita vegetale, anche se sovente mobile. I detriti o macereti di origine silicicola, comuni soprattutto intorno al massiccio del Gran Paradiso, costituiscono un ambiente di materiale grossolano, con grande carenza d’acqua, in cui crescono solo specie fortemente adattate a queste condizioni (flora silicicola), così come sui detriti di calcare duro, decisamente più rari nel Parco (flora calcicola).

La medesima vegetazione si ritrova sulle morene (originate dall’azione di erosione, trasporto e accumulo dei ghiacciai, sono definite dei detriti freddi d’altitudine, in quanto la presenza del ghiaccio garantisce un buon livello di umidità, per lo meno a una certa profondità), influenzata più dalla matrice minerale del substrato che dall’origine dell’ambiente roccioso.

GLI AMBIENTI ROCCIOSI

Le rupi o pareti rocciose si incontrano molto frequentemente all’interno del territorio del Parco ad altitudini variabili, non solo nel piano alpino e nivale. Qui, come per i detriti e le morene, vivono piante con caratteristiche morfologiche tipiche quali il portamento a pulvino (cuscinetto) da cui si innalza solo lo scapo fiorifero, il lungo apparato radicale in grado di svilupparsi tra le sottili fessure della roccia alla ricerca di umidità.

LE PRATERIE

Nel Parco si incontrano le praterie steppiche, i prato-pascoli, i pascoli alpini d’alta quota e le vallette nivali. Le praterie steppiche sono formazioni vegetali erbacee tipiche dei formate perlopiù da graminacee e poche dicotiledoni, soprattutto nel versante valdostano, a quote relativamente basse, utilizzate dall’uomo con rari casi di pascolamento, perlopiù ovino.

I prati-pascoli sono quelle formazioni erbacee la cui composizione floristica è fortemente condizionata dalla produzione di foraggio mediante falciatura seguita dal pascolamento diretto. Comuni nel territorio del Parco presso i centri abitati del piano montano, presentano una cotica erbacea densa e continua di Graminacee e Dicotiledoni.

I pascoli alpini o d’alta quota, assai diffusi nel Parco, occupano tutte le aree sopra il limite dei boschi. La composizione floristica è variabile e condizionata dalla natura del substrato e dall’altitudine. Le vallette nivali sono avvallamenti del suolo in cui la neve permane per buona parte dell’anno, lasciando il terreno scoperto solo poco tempo (uno-tre mesi al massimo).
La flora è influenzata dal tipo di substrato (calcare o silice), ma generalmente composta da salici nani e Dicotiledoni.

I MARGINI DEI BOSCHI

Nel Parco, al limitare dei boschi si sviluppano gli arbusteti riconducibili a tre grandi gruppi: 1i saliceti delle rive dei corsi d’acqua, a bassa o alta quota, caratterizzati dalla presenza dominante di diverse specie di salici arbustivi. 2-Le formazioni arbustive di luoghi aridi e caldi, per lo più costituiti da arbusti spinosi quali crespino, lampone, ginepro e rovi. Gli alneti, formazioni in cui domina l’ontano verde (Alnus viridis), colonizzando i pendi dei canaloni valanghivi, le rive dei torrenti alpini, le zone più basse delle morene; la vegetazione erbacea che cresce tra gli ontani è lussureggiante, costituita da piante a foglia larga e di taglia elevata.

Al di sopra dei boschi, si sviluppano le lande o brughiere, formazioni legnose basse, con copertura vegetale spesso discontinua, numerose piante erbacee di piccola taglia, di licheni e di muschi terricoli. Si distinguono in lande continentali a sabin (Juniperus sabina); lande subalpine xerofile a ginepro nano a cui spesso si accompagnano il mirtillo rosso e il falso mirtillo; lande subalpine meso-igrofile a rododendro e mirtillo nero, mirtillo rosso e falso mirtillo; lande alpine delle zone ventose.

I BOSCHI

I boschi ricoprono poco meno del 20% della superficie totale del Parco e hanno grande importanza, in quanto rifugio per un gran numero di specie animali e naturale di difesa contro i pericoli del dissesto idrogeologico (frane, valanghe, esondazioni). Si distinguono principalmente in boschi di latifoglie e i boschi di conifere. Boschi di latifoglie: faggete (Fagus sylvatica), tipiche del versante piemontese del Parco e completamente assenti su quello valdostano più arido; boschi di forra ad acero (Acer pseudoplatanus) e i boschi di forra a tiglio (Tilia platyphyllos): presenti in modo puntiforme sul territorio del Parco, nei versanti settentrionali e alle quote inferiori, dove le condizioni di disponibilità idrica sono migliori, castagneti (Castanea sativa): presenti tutti nel versante piemontese, difficilmente sopra i 1000 metri di altitudine, sono stati nella maggior parte dei casi condizionati dall’azione dell’uomo sia per il legname sia per i frutti, boscaglie pioniere e d’invasione: eterogenee formazioni arboree relativamente recenti, si sono sviluppate prevalentemente sui versanti soleggiati un tempo destinati all’agricoltura e all’allevamento.
Le specie che maggiormente caratterizzano queste formazioni sono il pioppo tremolo (Populus tremula), la betulla, il nocciolo (Corylus avellana). Boschi di conifere: pinete a pino silvestre (Pinus sylvestris): molto più diffuso nel versante valdostano del Parco, su suoli poveri, rocciosi ed esposti a sud peccete; boschi dominati dall’abete rosso (Picea abies), spesso mescolato con il larice (Larix decidua), forse i più diffusi all’interno del Parco nella fascia intermedia del piano subalpino fino a 1800-2000 m di quota; il sottobosco è formato dalle piante da brughiera; boschi di larice (Larix decidua) e cembro (Pinus cembra): presenti alle quote più elevate del Parcoi, fino al limite superiore del piano subalpino (2200-2300 m); il sottobosco è costituito prevalentemente da Ericacee, rododendri e mirtilli; lariceti e boschi in cui domina il larice (Larix decidua), mescolato all’abete rosso o al cembro; ilsottobosco, se prevale il larice, molto povero di specie.

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