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Riserva Naturale di Collemeluccio

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Di proprietà del Duca D’Alessandro di Pescolanciano, il bosco di Collemeluccio (circa 500 ha) fu portato in dote a questi dalla nobildonna Desiderata Melucci, da cui sembra derivi il nome, e che lo avrebbe acquistato nel 1628 dall’Università di Pietrabbondante. Rimase di proprietà dei D’Alessandro fino al 1895, anno in cui il Banco di Napoli lo vendette a famiglie del luogo. A partire dal 1968, l’Azienda di Stato per le Foreste Demaniali si impegnò in un’opera di ricomposizione fondiaria, terminata con la formazione di un nucleo di 363 ha. La Regione Molise ha avviato recentissime trattative per l’acquisto dei restanti 140 ha circa del bosco originario.

L’area della foresta è caratterizzata da formazioni argillose che danno vita ad una morfologia morbida e ondulata, quasi priva di affioramenti rocciosi. Non si rilevano situazioni di marcata instabilità data la modesta pendenza dei versanti, se si esclude la fascia a confine con il fiume Trigno.
Il reticolo idrografico è costituito dal vallone Salcitaro e da alcuni valloncelli i cui alvei hanno uno sviluppo di poche centinaia di metri, tutti confluenti nel Trigno.
Nella zona Nord della riserva è presente l’antica sorgente Fonte Cupa, captata per il centro visitatori.

LA FLORA

Il soprassuolo forestale è caratterizzato per più dell’80% dall’abete bianco (Abies alba), presente a Collemeluccio con formazioni spontanee quali relitto delle antiche abetine che nei secoli e millenni addietro ricoprivano la dorsale appenninica e che oggi, oltre che in Molise, si ritrovano con piccoli nuclei in Abruzzo, in Toscana e in Calabria. In questa particolare realtà, infatti, le gestioni passate, basate su una moderazione dei tagli e sulla loro distribuzione su tutta la superficie del bosco, hanno determinato un’ottima conservazione dell’abete bianco.
Particolarmente abbondante e vigorosa, soprattutto laddove l’abete bianco si mescola con il cerro, è la rinnovazione naturale.

L’altra specie che partecipa alla formazione del consorzio forestale, è il cerro che caratterizza maggiormente le aree a margine della Riserva. Nelle esposizioni più fresche all’abete si associa il faggio (Fagus selvatica). A queste specie si aggiungono il carpino bianco (Carpinus betulus), l’acero campestre (Acer campestre), l’olmo campestre (Ulmus minor), il ciavardello (Sorbus torminalis) ed il frassino maggiore (fraxinus excelsior).

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Contatti

Via Bellini 8/10 - Pietrabbondante(IS)

0865 3935

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